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Zona Rossa? Io vedo Nero

20 marzo 2021
I disabili continuano a vedere nero mentre tutti vedono il colore rosso delle zone a seguito delle misure urgenti per fronteggiare l’emergenza epidemiologica da COVID-19.
L’art 43 del DPCM del 2 marzo 2021 impone la chiusura delle scuole indicando la didattica a distanza per il prosieguo dell’istruzione, ma resta salva la possibilità di svolgere attività in presenza qualora sia necessario l’uso di laboratori o in ragione di mantenere una relazione educativa che realizzi l’effettiva inclusione scolastica degli alunni con disabilità e con bisogni educativi speciali (BES) […] garantendo comunque il collegamento online con gli alunni della classe che sono in didattica digitale integrata (DDI).
A chiarire il concetto espresso interviene la nota Ministeriale n. 662 del 12 marzo che fa riferimento alla particolare condizione degli alunni con bisogni educativi speciali, tra cui quelli con disabilità, laddove vi sia la necessità di mantenere una relazione educativa a garanzia dell’effettiva inclusione scolastica. Ogni caso, cita la norma, va attentamente analizzato e in riferimento alle condizioni tracciate nel citato articolo 43 le stesse istituzioni scolastiche non dovranno limitarsi a consentire la frequenza solo agli alunni e agli studenti in parola, ma al fine di rendere effettivo il principio di inclusione valuteranno di coinvolgere nelle attività in presenza anche altri alunni appartenenti alla stessa sezione o gruppo classe con i quali gli studenti BES potranno continuare a sperimentare l’adeguata relazione nel gruppo dei pari, in costante rapporto educativo con il personale docente e non docente presente a scuola.
Le modalità i metodi e gli strumenti con cui l’Istituto promuove la nota citata, rientrano nella propria autonomia in accordo al DPR 275/1999, all’interno del quale sono disciplinate tutte le soluzioni flessibili, di carattere didattico e organizzativo, che le istituzioni scolastiche possono percorrere, sulla base del più ampio principio dell’autonomia scolastica costituzionalmente garantito.
Va da sé che in tutto quanto detto l’aspetto essenziale è la valutazione del singolo caso che richiede non solo una attenta analisi dell’alunno “speciale”, ma un’organizzazione, un progetto che vede il coinvolgimento di tutto il corpo docente e delle famiglie dei compagni di classe.
Sappiamo che non è semplice da realizzare, viviamo in un momento di emergenza sanitaria, va garantita la sicurezza di tutti gli alunni, il rispetto delle regole anti-contagio e sono necessarie strutture ed infrastrutture tecnologiche per la DDI per portare avanti con efficacia i programmi scolastici.
Tuttavia ci domandiamo come non sia stato possibile prepararsi per tempo sapendo di un probabile nuovo lockdown? Perché alcuni istituti sono riusciti a garantire per gli alunni BES la didattica in presenza formando piccoli gruppi e venendo anche incontro all’esigenze di quelle famiglie che per motivi di lavoro avrebbero avuto difficoltà nella DAD.

Difficile pensare che la risposta disomogenea degli istituti sia dipendente dalle famiglie che hanno negato il consenso alla didattica in presenza preoccupati dal contagio da COVID-19.
Nella concitazione generale purtroppo gli studenti BES, disabili, sembra siano messi in secondo piano ed in questi momenti come quello di inizio anno scolastico, dove non ci sono mai le risorse necessarie a partire dal primo giorno di scuola, emergono le criticità di un’istituzione sempre più impegnata a parlare di inclusione, ma mai a promuoverla concretamente nelle azioni e nelle assunzioni di responsabilità e nella partecipazione attiva di gruppo.
Ammettiamolo! Non è garantendo l’iscrizione nelle scuole dei ragazzi con bisogni educativi speciali in particolare i disabili che abbiamo ottenuto l’inclusione.
Ammettiamo anche che per alcuni, la scuola rappresenta la comunità, l’esserci: l’appartenere ad una comunità nella quale il riconoscersi diversi è la sola ricchezza che la disabilità offre e questo deve essere possibile anche in momenti come quello che stiamo vivendo adesso, perché se ci si tira indietro, allora sono solo belle parole.
A chi tanto ostenta l’inclusione nelle pagine web d’Istituto, come potete permettere ed accettare questo? Che esempio pensate di essere per i ragazzi? Come comunicate alle loro famiglie quando sono chiamate in causa per consentire l’inclusione scolastica? Avete provato a condividere i dubbi e le perplessità con loro per trovare la soluzione ottimale a misura del soggetto BES, disabile, nel pieno rispetto della pandemia?
Da soli si va più veloce, ma insieme si va più lontano!

ComunicatoStampa210320