Trasporto cittadino

Il nuovo Regolamento sul Servizio di Trasporto? Tutto da rifare

LA FISH LAZIO BOCCIA SENZA RISERVE LA BOZZA DI REGOLAMENTO SUL TRASPORTO

 

Sette mesi di lavoro dell’Amministrazione capitolina serviti per riformare il Servizio di Trasporto cittadino per le persone con disabilità motoria, cieche e ipovedenti hanno prodotto un provvedimento non ricevibile sotto tutti gli aspetti. La bozza di Regolamento definita in questi ultimi giorni che dovrebbe approdare in aula di Consiglio Comunale presenta evidenti lacune nei riferimenti normativi e profonde incoerenze testuali nell’articolato, in cui non ha trovato accoglimento nessuna delle proposte presentate dalla Federazione, neanche quelle che miravano ad ampliare la libertà di scelta dell’utente attraverso possibili diversificazioni dei servizi, e che avrebbero portato ad una netta riduzione delle spese sostenute da Roma Capitale per questa tipologia di interventi.

Non sembra per nulla chiaro a chi ha scritto questo provvedimento che la Mobilità, il Lavoro, la Riabilitazione, la Vita Culturale, il Tempo Libero sono e devono essere considerati Diritti Umani incomprimibili, come ricorda la Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, ratificata dal nostro Parlamento con l. 18/2009, che sancisce l’obbligo per le Amministrazioni di adottare politiche che favoriscano la piena partecipazione delle persone con disabilità alla vita della collettività, garantendo a tutti i cittadini pari opportunità di azione. Non si possono richiamare questi principi, come è stato fatto, in un provvedimento che, anche rispetto alla precedente disciplina, limita drasticamente la libertà di scelta dell’individuo, e il cui unico obiettivo è quello di dare priorità al controllo degli utenti che utilizzeranno il servizio, con la costruzione di un rigido apparato sanzionatorio per chi non rispetta rigorosamente le regole” – è il commento del presidente FISH Lazio, Daniele Stavolo, che continua – “Siamo lontani anni luce dall’impostazione voluta dalle Nazioni Unite. Risulta quindi incomprensibile il riferimento alla Convenzione, che in quell’articolato, non trova presupposti per essere richiamata.

Nella bozza si delineano infatti evidenti ipotesi di discriminazioni tra i richiedenti il servizio, causate dalla previsione di criteri di accesso che non hanno alcuna rilevanza con le esigenze di mobilità legate al lavoro, alla terapia e alle attività sociali, quali una diversa composizione del proprio nucleo famigliare, o la diversa forma di assistenza di cui sono titolari, senza riferimenti all’intensità del bisogno che invece dovrebbe essere rilevato. Così approvato, il regolamento darebbe sicuramente luogo a fenomeni di esclusione e segregazione, in particolare per tutti coloro che oggi si vedono riconoscere il diritto a questa forma di mobilità, e che verranno esclusi solo perché hanno (diritto) ad un posto auto in concessione presso la propria casa o posto di lavoro (non così invece per chi possiede un parcheggio privato). Un testo che va contro qualsiasi libertà di programmazione della propria vita per la persona, che dovrà presentare inutili autocertificazioni ogni anno e sperare che le venga confermato il trasporto, ed esclude le organizzazioni rappresentative degli utenti da qualsiasi partecipazione alle azioni di monitoraggio previste.

La Federazione si è mostrata fin da subito disponibile ad un confronto che poteva concretizzarsi in un reale miglioramento della qualità di un servizio indispensabile per i cittadini con disabilità di Roma, – conclude Stavolo – obiettivo che però non sembra condiviso anche dall’Amministrazione capitolina. Purtroppo non ci sono le premesse per ragionare sui margini di miglioramento di un testo che, semplicemente, è tutto da rivedere. La Federazione adotterà nelle sedi opportune tutte le azioni possibili affinché un provvedimento di questo tipo non trovi approvazione e applicazione”.