DECRETO ISEE: LA CONFERENZA STATO REGIONI BLOCCA IL PROVVEDIMENTO

La Conferenza Stato regioni non ha approvato il 24 gennaio scorso lo schema di Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri che riforma l’ISEE. L’opposizione della Regione Lombardia infatti non ha consentito di raggiungere l’intesa in seno alla Conferenza, ora l’Esecutivo deve decidere il da farsi in tempi molto stretti.

Resta bloccato quindi l’iter per uno dei provvedimenti più attesi dalle migliaia di persone con disabilità e dalle loro famiglie, a questo punto “la scelta potrebbe anche essere – spiega il Sottosegretario alle Politiche Sociali Maria Cecilia Guerra – quella di lasciare al prossimo governo un documento con un ampio grado di approvazione”. 

L’ISEE, inteso come strumento di valutazione della situazione economica di coloro che richiedono prestazioni sociali agevolate, era disciplinato fino a poco tempo fa dal D.lgs. 109/ 1998, con le successive modifiche normative intervenute negli anni.

Il calcolo dell’Indicatore si basa su tre principali componenti: Indicatore della Situazione Reddituale (ISR), Indicatore ella Situazione Patrimoniale (ISP) e le Scale di Equivalenza per ponderare la composizione del nucleo familiare.

Nel 2011 l’istituto è stato oggetto di riforma.

L’art. 5 della l. 214/ 2011, affidando a un successivo DPCM il compito di rivedere le modalità di determinazione nonché i campi di applicazione dell’Indicatore della Situazione Economica Equivalente, ha apportato profonde e significative modifiche nel metodo di elaborazione del calcolo di questo strumento.

In estrema sintesi e in attesa di vedere  quale sorte spetterà al provvedimento riportiamo di seguito le novità principali del decreto:

 

Una delle novità più importanti prevista dal Legislatore nel 2011 è stata quella di considerare reddito  (ISR) tutte le prestazioni erogate dallo Stato o da enti pubblici aventi finalità assistenziale, anche se esenti da imposte

La bozza di DPCM, recependo tale impostazione,  ha ampliato il novero delle voci da includere nell’indicatore della situazione reddituale, fino a comprendere in questo ambito i trattamenti assistenziali, previdenziali, indennitari, incluse le carte di debito, a qualsiasi titolo percepiti da amministrazioni pubbliche laddove non siano già inclusi nel reddito complessivo dichiarato ai fini IRPEF.

 

Una profonda innovazione questa, non prevista dalla disciplina previgente, poiché con questo disposto viene incluso ai fini del computo dell’ISEE, tra l’altro: ogni provvidenza economica concessa agli invalidi civili, ciechi civili, sordi, invalidi per lavoro, servizio e di guerra; la pensione sociale, nonché ogni altro contributo pubblico.

Lo schema di decreto specifica inoltre che “L’indicatore della situazione reddituale è determinato sulla base dei redditi e delle spese e franchigie di cui ai commi seguenti”.

A seconda del livello di gravità della disabilità sono infatti previste alcune specifiche franchigie riferite al nucleo familiare (che possono arrivare a 6500 euro nel caso sia presente una persona non autosufficiente nel  nucleo familiare).

Sempre dalla somma dei redditi possono essere poi detratte alcune spese, tra cui spese sanitarie, spese mediche e di assistenza specifica per persone con disabilità (fino a 5000 euro), nonché le spese concernenti l’assistenza personale (sia essa autogestita, o erogata dalle cooperative). In quest’ultimo caso però soltanto se a godere servizio è una persona non autosufficiente, e soltanto fino a compensazione delle prestazioni assistenziali ricevute.

 

Un provvedimento quello di cui si discute che ha già suscitato numerose perplessità nel mondo associativo delle persone con disabilità, che, prendendone in esame i diversi aspetti, non ha esitato a sollevare le opportune criticità.

Per vedere la luce la bozza di decreto dovrà ora tornare all’esame delle Commissioni Parlamentari e poi nuovamente al Consiglio dei Ministri. Bisognerà solo attendere di vedere se l’attuale Governo avrà i tempi tecnici sufficienti per l’adozione.